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OPEN CALL PER OLINDO GUERRINI - Il 22 dicembre maratona di lettura al Quintet
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CATTANEO E ROSSATO A RADIOSCINTILLA
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DAVIDE BENAZZI INTERVISTA MANERA E DELLA NOCE
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ONE DROP REGGAE INTERVISTA FRANCISCA
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INTERVISTA A MASSIMILIANO ANZIVINO,
INTERVISTA A MASSIMILIANO ANZIVINO, "COSTRUTTORE DI CERCHI"
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IL NUOVO PRIMO CITTADINO DETTA L'AGENDA DEI PRIMI 100 GIORNI
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INTERVISTA A DAVIDE RANALLI, 28ENNE CANDIDATO SINDACO DI LUGO
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L'ASSESSORE ASIOLI DESCRIVE IL FUTURO DELLA DARSENA DI RAVENNA
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VIDEO - BALLERIN PRESENTA
VIDEO - BALLERIN PRESENTA "GLI STATI UNITI D'EUROPA SPIEGATI A TUTTI"
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INTERVISTA AD ANTONIO ALLEGRO
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CORINNE VIGO PRESENTA
CORINNE VIGO PRESENTA "LATTINE E ALTRE STORIE"
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ALEX DI MAGGIO PRESENTA PARIS TANGO
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INTERVISTA A SUOR ROSA - La situazione in Centrafrica
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I VENT'ANNI DEI GOOD FELLAS - Lucky Luciano si racconta a Gianni Arfelli
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INTERVISTA A ROY PACI AL ROCKHOUSE CON COR LEONE
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MISCOMMUNICATION INTERVISTA I FINLEY
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RADIOSCINTILLA.IT INTERVISTA ALBOROSIE
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INTERVISTA AI DEADLY KISS
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DIBATTITO CON GLI INSEGNANTI DEL MAMA'S
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News
CONSIDERAZIONI DI UN DILETTANTE/IL PIACERE DI UNA RISPOSTA...di Beppe Casadio - Dom. 9 Luglio 2017
RAVENNA - Il "Dovere di una risposta" di Guido Ceroni, come scritto, si riferiva a considerazioni pubblicate da Beppe Casadio che non ha tardato - e di questo lo ringraziamo - a scrivere una "contro-replica". Che pubblichiamo qui, integralmente.

Caro Guido, a parte le considerazioni iniziali, che non merito, e di cui ti ringrazio molto, ho letto il tuo "saggio" non come una risposta dialettica inesorabilmente inconciliabile con le mie considerazioni, più assertive e meno argomentate. Piuttosto mi è parso che i nostri pensieri si sviluppino su due piani diversi, a tratti incrociandosi, a tratti distanziandosi.

Come vedrai sarò in questa sede ancor più drastico; penso serva a focalizzare gli snodi cruciali dell'argomentare.

Mi viene da dirla così: tu cerchi e individui i punti critici da cui trae origine, a tuo avviso, il travaglio attuale della sinistra, scavando nelle contraddizioni della storia recente; io mi limito al warning e a segnalare (con un minimo di argomentazione) la necessità di avviare una storia del tutto nuova. Radicalmente nuova. Oggi.

 Anche tu, peraltro, affermi, ad un certo punto, la necessità di un "pensiero nuovo".

Il senso della mia critica al presente non è la litania posta in ridicolo da Kant (su questo hai detto tu), né però la metafora di un  "comunista smarritosi" e da trenta anni vagante nelle nebbie della nostalgia senza riuscire a interpretare né a capire i "cambiamenti". Anzi, anche sull'analisi degli snodi strutturali che ci hanno investito dalla fine dei "magnifici trenta" in poi sono sostanzialmente d'accordo con te; quanto meno sui titoli.

Se ne discutessimo in un approfondito convegno storico, ne potremmo trarre conclusioni dotte e convergenti; ma temo che, anche in quel caso, resteremmo prigionieri del passato. Temo che saremmo in pochi; sempre quelli di allora. E che quelli fuori ci osserverebbero come dei sopravvissuti.

La mia drastica critica al presente è mossa dal fatto che intravedo, nella presunta innovazione che viene declamata dal PD e dal suo attuale gruppo dirigente, una finzione. Qualche spruzzata di modernità sul vecchio solito copione a cui non è estraneo neppure il più classico dei vizi italiani: il trasformismo.

Dirai: non si può addossare tutto al "renzismo". Giusto; ma io appartengo a coloro (molti; e questo è già un bel problema) che il PD lo avevano abbandonato da alcuni anni proprio per questo motivo; appartengo alla schiera di coloro a cui interessava davvero un percorso di innovazione, e che invece hanno visto quella aspettativa frustrata, spesso irrisa.
Un'altra considerazione è necessaria per rendere conto della asprezza della critica. Ciò che ho appena definito "aspettativa frustrata" va riferito, a mio avviso, non tanto alla mancata analisi del trentennio che abbiamo alle spalle, ai vuoti di pensiero e alle reticenze di cui siamo tutti un poco responsabili, come tu dici. Questa analisi si può fare, ormai non sarebbe difficile, come ho detto; ma, sinceramente, mi pare che la contemporaneità imponga altre e ben più cogenti priorità. Qui sta l'aspettativa frustrata. Vedo oggi una cesura molto netta con il trentennio nel quale tu proponi di scavare; quasi un altro mondo. E' la società reale di oggi che ci sfugge. Si deve  ripartire dalle persone, dalla loro attuale condizione materiale e intellettuale (senza retorica pauperistica, ma anche senza rappresentazioni oniriche), dallo stato comatoso dell'etica pubblica, dalle ragioni profonde della sempre più diffusa fuga dalle responsabilità civiche. E' il tema del rapporto fra l'individuo e la collettività, tema che ci accomuna anche a tanti altri paesi a democrazia rappresentativa. (Ovviamente tutto ciò è inasprito dagli effetti materiali della crisi, dalle povertà crescenti, dalle ineguaglianze scandalose....)

E' su questo terreno che c'è necessità di un pensiero nuovo e di modelli democratici nuovi. Che oggi si sia oltre il livello di guardia bisogna riconoscerlo, anche perché comunque ci pensano i nostri concittadini a ricordarcelo ogni qualvolta ne hanno la possibilità: con la slavina dell'astensionismo crescente, o con il NO a prescindere, quale che sia l'argomento su cui si chiede loro un mandato.

Il problema non è solo italiano, ma ciò non ci consola.Se a questioni di tale portata davvero storica, un gruppo dirigente che si propone come radicalmente innovatore reagisce rifiutando addirittura di discuterne, pur essendo la principale forza politica del paese  (vedi Referendum - Parco dei Principi), oppure diffondendo  gli istogrammi di Youtrend per dimostrare che si è perduto solo un poco, c'è solo una cosa dicibile: irresponsabili!

Caro Guido, io penso che davvero siamo entrati in una fase della storia radicalmente nuova; peraltro tu stesso indichi molti temi che segnano un cambiamento irreversibile. Penso che i due "pensieri generali" che hanno caratterizzato e governato le nostre società negli ultimi due secoli (il "pensiero socialista/socialdemocratico" e quello liberale) abbiano ormai, ambedue, il fiato corto. Penso che siamo ai prodromi di un processo travolgente. Penso che un nuovo "pensiero generale" possa prendere forma solo ripartendo dalla condizione (materiale e culturale) delle persone di oggi, coinvolgendole, ricostruendo con loro un "nuovo civismo". E quindi anche nuovi "soggetti politici", nuove forme di rappresentanza capaci di far vivere i valori della uguaglianza, della solidarietà, dell'umanesimo, nel nuovo habitat.

Dunque, diversamente da Woody Allen, io mi sento meglio; forse la storia si è rimessa in movimento, e quando ciò succede è un bene, anche se i quesiti che si pongono a ciascuno sono nuovi, difficili, densi di incognite. E i rischi altrettanto grandi. Ma per lo meno evapora il puzzo di stantìo.

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