On-air alle ore 20:15 L'intervista della Settimana
Gio. 24 Agosto 2017 
 
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On-air alle ore 20:15 di oggi Gio. 24 Agosto 2017
L'intervista della Settimana
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OPEN CALL PER OLINDO GUERRINI - Il 22 dicembre maratona di lettura al Quintet
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CATTANEO E ROSSATO A RADIOSCINTILLA
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DAVIDE BENAZZI INTERVISTA MANERA E DELLA NOCE
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ONE DROP REGGAE INTERVISTA FRANCISCA
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INTERVISTA A MASSIMILIANO ANZIVINO, "COSTRUTTORE DI CERCHI"
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IL NUOVO PRIMO CITTADINO DETTA L'AGENDA DEI PRIMI 100 GIORNI
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INTERVISTA A DAVIDE RANALLI, 28ENNE CANDIDATO SINDACO DI LUGO
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L'ASSESSORE ASIOLI DESCRIVE IL FUTURO DELLA DARSENA DI RAVENNA
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VIDEO - BALLERIN PRESENTA
VIDEO - BALLERIN PRESENTA "GLI STATI UNITI D'EUROPA SPIEGATI A TUTTI"
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INTERVISTA AD ANTONIO ALLEGRO
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CORINNE VIGO PRESENTA
CORINNE VIGO PRESENTA "LATTINE E ALTRE STORIE"
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ALEX DI MAGGIO PRESENTA PARIS TANGO
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INTERVISTA A SUOR ROSA - La situazione in Centrafrica
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I VENT'ANNI DEI GOOD FELLAS - Lucky Luciano si racconta a Gianni Arfelli
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INTERVISTA A ROY PACI AL ROCKHOUSE CON COR LEONE
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MISCOMMUNICATION INTERVISTA I FINLEY
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RADIOSCINTILLA.IT INTERVISTA ALBOROSIE
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INTERVISTA AI DEADLY KISS
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DIBATTITO CON GLI INSEGNANTI DEL MAMA'S
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News
BLOG/I NUMERI SUL LAVORO E COSA SIGNIFICANO DAVVERO ...di Marco Silvagni - Mar. 13 Giugno 2017
BOLOGNA - La disoccupazione diminuisce, ma lentamente. Calano gli inattivi, aumentano gli occupati. Ma cosa significa tutto questo? Gli italiani riescono a trovare lavoro di pił o di meno? La situazione sta migliorando o no? E in che proporzione? A queste domande ci risponde, con chiarezza, Marco Silvagni per la prima volta sul blog di RadioScintilla.it .

 

Il 40% dei giovani non lavora! Le assunzioni a tempo indeterminato non esistono più! Quante volte sentiamo questi titoli sensazionali e poi alla fine non capiamo realmente come stanno le cose. Facciamo ordine. Quando parliamo di dati sul mercato del lavoro dobbiamo innanzitutto capire quali sono le categorie possibili. Istat, il nostro istituto ufficiale di statistica, divide la popolazione italiana in 3 gruppi: gli occupati, i disoccupati e gli inattivi. E in tre ci si diverte di più che in due. La prima cosa da ricordarsi, infatti, è che non è affatto detto che se diminuiscono i disoccupati allora ci sono più occupati: può succedere che diminuiscano tutti e due ed aumentino gli inattivi, oppure che aumentino tutti e tre e stia semplicemente crescendo la popolazione. Ad esempio se in una famiglia il marito perde il lavoro e la moglie, che faceva la casalinga e non cercava lavoro, inizia a cercarlo anche lei per supportare il reddito familiare, allora avremo un occupato e un inattivo in meno e due disoccupati in più. Ma la vera confusione arriva quando dai valori assoluti iniziano a parlarci dei tassi. La seconda cosa da sapere, infatti, è che le percentuali si fanno con un numeratore e un denominatore: quindi quando leggiamo una percentuale dobbiamo sempre chiederci rispetto a cosa si esprime quel numero. Il tasso di occupazione ad esempio è definito come il numero di occupati sul totale della popolazione. Ma il tasso di disoccupazione è un indicatore molto diverso: si calcola mediante il rapporto tra i disoccupati e la popolazione attiva cioè l’insieme di occupati e disoccupati. Quindi, quando leggiamo che in Italia ad aprile 2017 il tasso di disoccupazione è al 11,1% non dobbiamo ritenere affatto che l’11,1% della popolazione sia in cerca di lavoro. Nello stesso mese, infatti, In valore assoluto i disoccupati sono “solo” 2.880.000, mentre la popolazione è di circa 60.665.000. Quindi la percentuale di disoccupati sul totale della popolazione è circa del 4,7%. In Italia per fortuna ci sono 22.998.000 occupati (sempre ad aprile 2017) e quindi il tasso di disoccupazione è calcolato sul totale di 25.878.000 persone che rappresentano la popolazione attiva (occupati + disoccupati). E gli altri? Sono tutti a casa a girarsi i pollici? Non proprio. Gli inattivi sono anche i bambini, gli studenti, i pensionati. Ma sono comunque tanti. Se guardiamo solo alla popolazione tra i 25 e i 64 anni, cioè quella che dovrebbe aver certamente finito di studiare ed ancora non aver avuto accesso al pensionamento, ci sono 9.100.000 inattivi e cioè il 27,5% della popolazione della stessa età. E questo, più della disoccupazione che è la condizione di chi un lavoro lo cerca, è il dato più preoccupante del mercato del lavoro italiano. Ci dice che più di un quarto di chi potrebbe, non partecipa, non tira la carretta. “Casalinghe”? Sicuramente sì: la condizione femminile nella società e nel lavoro è ancora un grosso problema italiano. Ma anche indisponibilità dovute ad altre problematiche sociali.

Fatta questa fotografia dell’ultimo mese, però, resta da chiedersi come va il trend. Stiamo migliorando? Sì. Per dirlo non è consigliabile guardare i dati un mese sull’altro, ma anno dopo anno, per un periodo lungo. Più o meno zero virgola qualcosa di aprile su marzo ha davvero un significato estremamente relativo. Molto meglio vedere come stavamo prima della grande crisi del 2009, dove eravamo arrivati e come stiamo ora. Nell’aprile del 2008 (che è stato il record storico per numero di occupati in Italia) avevano un lavoro 23.190.000 persone cioè “solo” 192.000 in più di quelle dell’aprile di quest’anno (che, come detto prima, sono 22.998.000). Si tratta di un successo. Nel settembre 2013, infatti, nel momento più duro della crisi gli occupati erano scesi a 22.129.000, più di 1 milione in meno rispetto a 5 anni e mezzo prima e 870 mila in meno di quelli di oggi. Se guardiamo ai tassi nell’aprile 2008 quello di occupazione era al 58,9%, era poi sceso al 55,3% (3,6 punti in meno) nel settembre 2013 ed è risalito oggi al 57,9%, ancora “solo” 1 punto percentuale in meno di 9 anni fa. Bisogna ancora recuperare, ma il trend è positivo. E bisogna anche dire che quello degli occupati è il dato più importante perché ci restituisce l’idea che ci sono più persone che ricevono reddito. C’è un dato però che non ci lascia completamente soddisfatti. Nel 2008 in media ogni occupato lavorava effettivamente per 38 ore settimanali, oggi solo per 36. Questo vuol dire che una parte delle persone che si sono rioccupate lo fanno part-time o comunque sono richiesti meno straordinari, quindi la retribuzione media è calata.

Da punto di vista della disoccupazione il momento migliore prima della crisi è stato l’aprile del 2007, precisamente 10 anni prima dell’ultimo dato disponibile. Allora erano in cerca di lavoro 1.380.000 italiani. Il tasso di disoccupazione era al 5,9%. Durante la crisi, il dato è aumentato per arrivare al record di 3.345.000 disoccupati a novembre 2014, con un tasso di disoccupazione al 13,0%. I disoccupati erano quasi triplicati, ma bisogna notare che questo numero comprendeva più persone di quelle che avevano perso l’occupazione ed è probabilmente da attribuire ai fenomeni di maggiore attivazione nel momento della necessità (come nell’esempio della moglie e del marito), oltre che all’aumento dell’età pensionabile (Fornero). Oggi, come abbiamo già visto, i disoccupati sono ancora 2.880.000 con un tasso di disoccupazione all’11.1%. Si tratta di un numero ancora altissimo, ma è probabilmente da intendere come la scia lunga dell’attivazione provocata dalla crisi e dall’austerity. Il tasso di inattività (inattivi sul totale della popolazione) è infatti ai minimi storici al 34,7%, mentre prima della crisi anche nel momento con minore disoccupazione (aprile 2007) era al 37,9%, e ancora in quello di maggiore occupazione (aprile 2008) era al 36,8%. Quindi oggi, pur con una popolazione più anziana, abbiamo recuperato discreti livelli di occupazione generale, ma più persone partecipano al mercato del lavoro e quindi non riusciamo a smaltire uno stock corposo di disoccupati. Soluzioni? Pensione anticipata (come l’APE varata dal governo) così calano i disoccupati e aumentano gli inattivi. Ma ci vogliono anche investimenti per creare nuova occupazione e pagarle queste pensioni!
Marco Silvagni


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