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OPEN CALL PER OLINDO GUERRINI - Il 22 dicembre maratona di lettura al Quintet
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CATTANEO E ROSSATO A RADIOSCINTILLA
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DAVIDE BENAZZI INTERVISTA MANERA E DELLA NOCE
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ONE DROP REGGAE INTERVISTA FRANCISCA
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INTERVISTA A MASSIMILIANO ANZIVINO,
INTERVISTA A MASSIMILIANO ANZIVINO, "COSTRUTTORE DI CERCHI"
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IL NUOVO PRIMO CITTADINO DETTA L'AGENDA DEI PRIMI 100 GIORNI
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INTERVISTA A DAVIDE RANALLI, 28ENNE CANDIDATO SINDACO DI LUGO
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L'ASSESSORE ASIOLI DESCRIVE IL FUTURO DELLA DARSENA DI RAVENNA
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VIDEO - BALLERIN PRESENTA
VIDEO - BALLERIN PRESENTA "GLI STATI UNITI D'EUROPA SPIEGATI A TUTTI"
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INTERVISTA AD ANTONIO ALLEGRO
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CORINNE VIGO PRESENTA
CORINNE VIGO PRESENTA "LATTINE E ALTRE STORIE"
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ALEX DI MAGGIO PRESENTA PARIS TANGO
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INTERVISTA A SUOR ROSA - La situazione in Centrafrica
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I VENT'ANNI DEI GOOD FELLAS - Lucky Luciano si racconta a Gianni Arfelli
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INTERVISTA A ROY PACI AL ROCKHOUSE CON COR LEONE
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MISCOMMUNICATION INTERVISTA I FINLEY
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RADIOSCINTILLA.IT INTERVISTA ALBOROSIE
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INTERVISTA AI DEADLY KISS
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DIBATTITO CON GLI INSEGNANTI DEL MAMA'S
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News
BLOG/PRIMARIE: DIETRO LA VITTORIA DI RENZI UNA RICHIESTA DI UNITA' - Lun. 1 Maggio 2017
RAVENNA - Deve essere il Primo Maggio che Renzi sognava. Un day after in cui puņ contare una partecipazione comunque significativa, doppia rispetto all'asticella iper-prudenziale che lui aveva posto e quasi collimante con quella che invece aveva segnato il suo principale competitor interno, Andrea Orlando. E un risultato personale persino un po' oltre al pronosticatissimo successo dell'ex premier ed ora nuovamente segretario.

Opportuno però parlare  di "grande responsabilità", scegliendo terminologie sobrie rispetto ai trionfalismi. 
Sondando infatti gli umori dei militanti, sia sul web che alle convenzioni degli iscritti e poi ai seggi, ci si rende conto che a votare Matteo Renzi non sono stati solo gli entusiasti del "Rottamatore", nè i rinnovatori più temperati e più a sinistra convinti dal ticket con Maurizio Martina. 
C'è anche un popolo di vecchia militanza che, con la sconfitta al referendum, il conseguente cambio di guida al governo e l'inattesa scissione (in pochi nella base si aspettavano accadesse sul serio) ha visto il progetto del Pd messo in pericolo. E la reazione a questa spinta disgregatrice è stata uguale e contraria: partecipare, difendendo quello che in fondo è il segretario uscente (nonostante la breve fase di reggenza orfiniana, nella testa di tutti questo era Renzi). 
Per molti insomma non è stato un atto di fiducia incondizionata a Renzi, ma un atto d'amore verso il partito, verso il progetto democratico. 
Da questo presupposto deve partire sia l'azione futura del nuovo segretario, sia il modo di "essere minoranza" di chi a questo congresso gli si è opposto. 
E' quanto mai sbagliato, infatti, intestare coloro che hanno scelto di non recarsi al seggio (al netto dei tanti che nel weekend di ponte primaverile avevano da settimane già scelto il mare) al nascente Movimento Art.1, quello fondato da Bersani e D'Alema. Certamente alcuni non hanno votato alle primarie perché ritengono di aver già portato il cuore altrove. Ma durante la campagna di tesseramento ai militanti piddini capita sovente sentirsi rispondere "no, la tessera non la riprendo, e nemmeno tornerò a votarvi alle primarie". La motivazione? Non certo le decisioni prese dal governo in carica o da quello precedente. Ma il dover rivivere un incubo: "Possibile che ogni volta che andiamo al governo dobbiamo dividerci?". E' qui che si annida l'astensionismo più significativo nelle regioni "rosse", ed in Emilia Romagna in primis, rispetto alla tornata del 2013. Non è un caso pertanto che questa si verifichi proprio dove il partito è più radicato. Per questo è davvero fulminante e veritiera la battuta fatta da un militante ottuagenario, lucidissimo, competente e sostenitore di Orlando quando dopo aver presieduto un seggio popoloso delle primarie riassumeva la giornata con una battuta che significa molto: "Fossi in Renzi, stasera manderei un mazzo di rose a Bersani". O di garofani, ma tant'è. 
C'è quindi certamente un'analisi da fare e una progettualità vera da creare su come la sinistra deve riprendersi un ruolo in questa era di politica ostracizzata dalla finanza, di globalizzazione ingovernata. Ma l'analisi deve partire con ben presente questa immagine.
Chi rompe paga, e c'è da giurare che gli rimarranno solo i cocci. 
(an.ta.)

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