On-air alle ore 20:15 L'intervista della Settimana
Gio. 21 Settembre 2017 
 
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L'intervista della Settimana
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OPEN CALL PER OLINDO GUERRINI - Il 22 dicembre maratona di lettura al Quintet
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CATTANEO E ROSSATO A RADIOSCINTILLA
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DAVIDE BENAZZI INTERVISTA MANERA E DELLA NOCE
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ONE DROP REGGAE INTERVISTA FRANCISCA
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INTERVISTA A MASSIMILIANO ANZIVINO,
INTERVISTA A MASSIMILIANO ANZIVINO, "COSTRUTTORE DI CERCHI"
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IL NUOVO PRIMO CITTADINO DETTA L'AGENDA DEI PRIMI 100 GIORNI
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INTERVISTA A DAVIDE RANALLI, 28ENNE CANDIDATO SINDACO DI LUGO
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L'ASSESSORE ASIOLI DESCRIVE IL FUTURO DELLA DARSENA DI RAVENNA
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VIDEO - BALLERIN PRESENTA "GLI STATI UNITI D'EUROPA SPIEGATI A TUTTI"
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INTERVISTA AD ANTONIO ALLEGRO
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CORINNE VIGO PRESENTA
CORINNE VIGO PRESENTA "LATTINE E ALTRE STORIE"
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ALEX DI MAGGIO PRESENTA PARIS TANGO
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INTERVISTA A SUOR ROSA - La situazione in Centrafrica
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I VENT'ANNI DEI GOOD FELLAS - Lucky Luciano si racconta a Gianni Arfelli
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INTERVISTA A ROY PACI AL ROCKHOUSE CON COR LEONE
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MISCOMMUNICATION INTERVISTA I FINLEY
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INTERVISTA AI DEADLY KISS
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DIBATTITO CON GLI INSEGNANTI DEL MAMA'S
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News
BLOG/ LE ELEZIONI IN FRANCIA E IL DESTINO DELL'EUROPA - Gio. 6 Aprile 2017
MILANO - Ci sono sfide elettorali che assumono per importanza territoriale e per situazione contingente una rilevanza maggiore di quella che in normali condizioni avrebbero. Una di queste sfide Ŕ sicuramente quella che vedrÓ coinvolti milioni di francesi alle semipresidenziali del 23 aprile (e ballottaggio del 7 maggio).

Sul peso della Francia nel continente europeo e’ inutile soffermarsi: parliamo di uno dei paesi fondatori dell’Ue, la seconda piu’ grande economia (dopo la Germania) e attore nello scenario comunitario del tanto citato e quanto in crisi asse “franco-tedesco”. Mettiamo questa contesa in un ambito che vede l’Europa perdere pezzi (vedi Brexit), una guerra che accenna a non finire (vedi scia di attentati filo-Isis, gli ultimi a Londra e a San Pietroburgo), una crisi economica passata che comunque marca ancora notevoli segni (anche se in Francia sono minori, e quasi tutti legati al bilancio), un ruolo da ridisegnarsi sulla scena internazionale (Hollande e’ stato un presidente deboluccio sia sul piano interno, sia sul piano esterno), ed ecco servita un’elezione veramente cruciale.

Basterebbe questo per attirare l’attenzione di noi che francesi non siamo, ma come se non bastasse queste elezioni ci mettono davanti ad un bivio ben piu’ alto: rilancio dell’orgoglio europeo o sconvolgimento di ciò che e’ l’Unione?

E’ questo il quesito che noi ci poniamo visionando da fuori queste elezioni. Ed è questa la domanda che i francesi si dovrebbero porre, anche se, banale dirlo, spesso i problemi piu’ vicini al proprio naso, e meno filosofici (anche se l’Europa ormai non si tratta piu’ di sola filosofia), hanno la meglio nel dibattito interno. Facciamo un passo indietro e torniamo al 2012, quasi un’era politica fa. La Francia usciva dal sarkozysmo in maniera troppo frettolosa: Hollande diventa presidente, nonostante la sua poca verve, e nonostante il partito socialista francese avesse al suo interno componenti ben piu’ appetibili (come Dominique Strauss Kahn, scartato perchè coinvolto da uno scandalo poco prima della sua candidatura). Diventa presidente con uno stretto margine su Sarkozy, quasi a significare che i francesi abbiano votato lui solo per non votare l'altro. Ed infatti le carenze strutturali di Hollande si rivelarono fin da subito. Dai temi economici alla gestione degli scioperi, dai temi sociali (si pensi alle banlieue, dove in Francia vivono milioni di persone, in situazioni molto piu’ disagiate rispetto alle periferie italiane) a quelli sulla sicurezza (i piu’ sanguinosi attentati sono avvenuti in questi anni in Francia), Hollande non e’ riuscito a gestire in maniera efficiente un solo campo. Mentre veniva travolto da scandali, anche sulla sua vita privata, parecchi sono stati i ministri ad abbandonarlo. Due dei piu’ critici sono anche candidati a queste presidenziali.

Nel 2012 la sfida era praticamente a due: Hollande e Sarkozy che infatti al primo turno si appiattirono sul 27-28% entrambi. Piu’ in basso invece il Fronte Nazionale (al 18%) e Melenchon (altro candidato di estrema sinistra, 11%).
Per metterla nei vecchi schemi della politica arrivarono primi il candidato di centrosinistra, poi il candidato di centrodestra, infine il candidato di estrema destra, quello di estrema sinistra e poi per completezza il candidato di centro (al 9%). Nessuno nel 2012 avrebbe immaginato che queste categorie solo 5 anni dopo sarebbero entrate in crisi (anche) in Francia.
Ed eccoci arrivati al 2017, che di candidati invece ce ne offre 11. Ma non e’ il numero alto di candidati all’Eliseo che ci mette davanti ad una novita’, ma quanto il fatto che i piu’ importanti (quelli dati tra il 23 e il 26%, e che quindi insieme totalizzerebbero piu’ della meta’ dei consensi dei francesi) rivendicano il fatto che siano ne’ di destra ne’ di sinistra. E che cosa sono? Ci rispondono loro stessi.  Marine Le Pen, candidata del Fronte Nazionale, si definisce “patriottica” (nazionalista, diremmo noi) ed Emmanuel Macron, candidato di "En Marche", si descrive come “aperto” (progressista, secondo le nostre categorie).
Saranno quasi sicuramente loro, stando ai sondaggi, gli sfidanti di questa sfida semipresidenziale. Per due motivi. Il primo è la situazione particolare creatasi: mentre per Marine Le Pen l'approdo al ballottaggio  non e’ mai stato in dubbio, per Emmanuel Macron fino a qualche mesetto fa lo era, eccome. Poi, vuoi lo scandalo/gli scandali Fillon, vuoi la vittoria del -molto a sinistra- Hamon alle primarie del partito socialista francese, alla fine il suo consenso e’ cresciuto quasi a lambire la prima posizione. Secondo perche’ che si sono proprio scelti: basta guardare i dibattiti e noteremo subito la Le Pen che attacca di continuo Macron, e lui che risponde attaccando lei. Uno rappresenta un’idea di Francia che l’altra non puo’ proprio rappresentare.

Sono incompatibili. E per la teoria degli opposti, si polarizzano da soli. Ma che Francia rappresentano? Nelle prossime settimane i media italiani molto probabilmente in maniera superficiale tenteranno di italianizzare lo scontro in Francia, ipotizzando che la realtà transalpina abbia la stessa composizione sociale ed economica del nostro Paese. Niente di piu’ sbagliato, perche’ ogni Paese ha le sue peculiarita’, e, come abbiamo visto, sono tanti i fattori da tenere in considerazione. Emmanuel Macron e’ stato ministro delle finanze sotto il governo Hollande, ed un anno fa se ne e’ andato sbattendo la porta, fondando il suo movimento e candidandosi all’Eliseo.

Attira elettori sia da destra che da sinistra (piu’ da sinistra a dire il vero), ma anche dall’astensionismo. Il suo elettorato e’ giovane, viene dalla classe media, e’ fortemente urbanizzato (anche perche’ l’80% della popolazione francese vive in citta’), e’ principalmente istruito. Vuoi il fatto che sia giovane e il suo movimento nuovo ancora pecca di esperienza, i consensi minori li prende proprio dai lavoratori dipendenti e dagli anziani (dove invece Fillon, e il partito Repubblicano da sempre, vanno alla grande).

Marine Le Pen attira l’elettorato dei delusi, gli scontenti, quelli che vorrebbero piu’ Francia, meno Europa. Anzi, l’Europa non la vorrebbero proprio. Rivendica il suo patriottismo/nazionalismo in chiave quasi “popolare”. Per lei cacciare l’Europa e gli immigrati vuol dire aiutare i ceti piu’ poveri e piu’ bassi, che infatti l’adorano. Negli anni scorsi abbiamo visto un elettorato giovanile progressista appoggiare la Clinton in USA e il remain in Regno Unito: in Francia invece in massa appoggia la Le Pen, l’estrema destra.

E’ ovvio che non si puo’ pensare che chiunque vinca non cambi niente nello scenario europeo. Il Front National l’ha detto chiaro e tondo: vuole uscire dall’Europa e chiudere le frontiere. En Marche dal suo canto l’ha detto nero su bianco: va rilanciato il progetto europeo (N.B. nelle loro manifestazioni, oltre alla bandiera francese, la piu’ presente e’ quella dell’Europa).

Questi sono gli argomenti cardine che danno a queste elezioni sicuramente un’importanza cruciale. E questi sono gli argomenti che hanno portato ad isolare gli altri candidati, che con i propri temi (vedi Fillon e il taglio degli apparati statali, o Hamon e il reddito universale) non riescono a farsi notare. Anzi, sembrano proprio appartenere al 2012.

Appunto, un’era politica fa.

 

Mirko Boschetti


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